antilope che cammina nel deserto

Il vero volto della Namibia

Tolis Fragoudis

“La fotografia di viaggio – esordisce Tolis Fragoudis –, richiede tempo: più a lungo rimani in un luogo, più a fondo riesci a conoscerlo. Per me è questa la parte più accattivante di ogni trasferta. Quando visito un posto nuovo, voglio imparare tutto su quella terra e la sua gente. Ecco perché cerco di prolungare al massimo il mio soggiorno, senza impormi troppi traguardi specifici. La fotografia di viaggio non deve essere una lista di cose da fare.”

Questo approccio può innalzare di molto la qualità degli scatti rispetto alle immagini di "ordinario turismo" e i risultati sono evidenti, a giudicare dai suoi recenti lavori realizzati tra i deserti e le montagne della Namibia. “Nella maggior parte dei casi, le persone che visitano una nuova località si fermano una settimana al massimo. Troppo poco, specialmente se mettono in programma mille esperienze da vivere e fotografare. In Namibia io ci sono rimasto un mese, un periodo certo insufficiente per conoscere veramente un luogo, anche se a me è bastato per trovare quello che cercavo.”

contorta formazione rocciosa nel deserto namibiano © Tolis Fragoudis | Sony α7R IV + FE 16-35mm f/2.8 GM | 1/5s @ f/8.0, ISO 100

È vero, il tempo non basta mai, tanto più se si fotografa la gente del posto, sottolinea Tolis. “Che ti trovi in una città europea o in mezzo a una tribù del deserto, se ti trattieni appena qualche minuto, le immagini tradiranno il tuo sguardo da estraneo, è inevitabile. Ma se ti fermi per un giorno o più e vivi, mangi e parli con la gente, comincerai a capirne lo stile di vita. Ed è questo che rende le foto più naturali e coinvolgenti.”

Già... ma come procedere in pratica, soprattutto in un paese mai visitato prima? “È importante non pensare troppo e subito alla fotografia, ma lasciarsi andare. Se ti fai guidare dagli occhi e dal cuore nelle tue esplorazioni, sei sulla strada giusta.”

uomo in piedi sotto un arco roccioso di notte con la via lattea alle spalle © Tolis Fragoudis | Sony α7S III + FE 16-35mm f/2.8 GM | 15s @ f/2.8, ISO 6400

“Ci trovavamo su un valico di una zona montuosa chiamata Spitzkoppe, e lì ho iniziato a conversare con una residente del posto, Rieth van Schalkwyk, chiedendole se potevamo accamparci sul valico e scattare qualche foto dei picchi e delle formazioni rocciose sotto le stelle. Chiacchierando ho scoperto che suo marito, Paul van Schalkwyk, è stato un famoso fotografo, specializzato in scatti aerei. Rieth aveva molti contatti e, quando le ho parlato delle tribù locali, ci ha indirizzati dalla persona giusta.”

Insieme alla guida, Tolis ha fatto visita alla tribù degli Ovahimba, portando in dono provviste di farina, olio e sale per avere il permesso di passare una giornata nel loro villaggio. “Da questo comportamento hanno capito l'onestà delle mie intenzioni. Dapprima ho evitato di tirar fuori la fotocamera, ma la cosa più divertente è che, poco dopo il mio arrivo, sono stati loro a chiedermi dove l'avessi messa perché erano impazienti di farsi fotografare!”

ritratto di profilo di un indigeno namibiano © Tolis Fragoudis | Sony α7C + FE 70-200mm f/2.8 GM OSS | 1/250s @ f/2.8, ISO 640

“I ritratti che realizzo durante i miei viaggi hanno spesso questo carattere spontaneo perché il soggetto non è in posa, e risultano quindi più naturali e inaspettati. Ed è in questi casi che le funzioni della fotocamera α7R IV di Sony mi sono davvero utili.”

“La funzione AF è vitale, non c'è dubbio – sottolinea –, ma anche la velocità e la precisione della mia α7R IV sono state decisive perché molti ritratti sono stati realizzati con obiettivo FE 135 mm f/1.8 GM alla massima apertura. In situazioni simili, quando la profondità di campo è solo di pochi centimetri, la modalità Eye AF è preziosissima. Il rilevamento degli occhi si applica a tutto il fotogramma, non si lascia sfuggire neppure un battito di ciglia. Le persone si muovono, ridono, vivono, proprio come volevo ricordarle, perché la fotocamera non ha mai smesso di seguirle.”

In quelle situazioni, anche il display inclinabile disponibile su α7R IV è stato di grande aiuto. “Non voglio ritratti in posa, per questo porto raramente la fotocamera a livello dello sguardo davanti ai miei soggetti. Questo modo di fare può mettere le persone a disagio. Con il display della mia α7R IV, invece, posso scattare senza guardare direttamente i soggetti. E tenendo la fotocamera sulle ginocchia, divento più invisibile. Loro mi credono intento a verificare altre immagini e quindi si mostrano così come sono, più naturali nei loro atteggiamenti.”

ragazzo indigeno nel deserto © Tolis Fragoudis | Sony α7R IV + FE 70-200mm f/2.8 GM OSS | 1/400s @ f/2.8, ISO 100

Un altro aspetto della fotocamera α7R IV di Sony che Tolis considera cruciale è l'incredibile resa dei dettagli, sia in termini di risoluzione che di gestione nelle alte luci e in ombra nelle scene molto contrastate. “Quando acquisto una fotocamera, una delle caratteristiche più importanti che valuto è la gamma dinamica e il modello α7R IV me ne offre in abbondanza. Un esempio? Questo ritratto di una donna indigena nella sua capanna: il sole si infiltra all'interno, ma non c'è un solo dettaglio sovraesposto o andato perso nell'oscurità.”

donna indigena seduta al sole dando le spalle alla fotocamera © Tolis Fragoudis | Sony α7R IV + FE 135mm f/1.8 GM | 1/2000s @ f/1.8, ISO 100

In conclusione, che cosa ne pensa in generale Tolis della Namibia dopo il suo soggiorno lungo un mese? “È un paese sicuro e bellissimo, così diverso da tutti gli altri che ho visitato. Ma sono le persone che ho incontrato durante la mia permanenza e la loro gioia di vivere che mi sono rimaste impresse nella memoria. Emanano un'energia particolare e io sono strafelice di averla potuta cogliere con la mia fotocamera di Sony, perfetta compagna d'avventure per magiche fotografie di viaggio come questa.”

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