tennista mentre colpisce la palla

Il coraggio di osare

Diego Souto

Strano a dirsi, ma un fattore irrinunciabile per avere successo sia nello sport che nella fotografia è la fiducia. Certo, prestanza fisica, abilità tecnica e resistenza sono altrettanto necessarie. Ma senza fiducia, nei compagni di squadra, in se stessi o nella propria attrezzatura, nulla sarebbe possibile.

Per Diego Souto, fotografo sportivo professionista, la prima iniezione di fiducia è giunta con l'incarico dei suoi esordi ricevuto dal quotidiano Diario Marca nel 2000. Intrapreso il percorso professionale, ha poi iniziato ad arricchire il suo bagaglio di competenze. “Immortalare gli atleti nel vivo dell'azione è l'aspetto della fotografia sportiva che mi appassiona di più: è un'eterna sfida – afferma – che puoi vincere solo se credi in te, nella tua capacità di cogliere l'attimo decisivo. Basta però un leggero ritardo per vederlo svanire. Nello sport, non puoi ricreare o ripetere quell'istante cruciale, ma quando riesci a mettere a segno lo scatto vincente, ti senti euforico come se avessi tagliato un grande traguardo.”

tennista in allungo per respingere la palla © Diego Souto | Sony α1 + FE 600mm f/4 GM OSS | 1/5000s @ f/4.0, ISO 400

Diego fotografa atleti delle più svariate discipline, “ma quando si apre la stagione del tennis, mi sento rinascere e pronto a ricominciare”, prosegue. “Due eventi mi hanno particolarmente entusiasmato di recente: il torneo Mutua Madrid Open e la Coppa Davis, sempre a Madrid. Ho avuto la fortuna di essere invitato a far parte dei fotografi ufficiali accreditati, che per me – continua Diego – è una bella dimostrazione di fiducia. È anche una grossa opportunità di carriera, ma devi mostrarti all'altezza anno dopo anno, altrimenti rimani tagliato fuori dal gioco! E il gioco, beh, è piuttosto spietato.”

tennista a mezz'aria mentre colpisce la palla © Diego Souto | Sony α1 + FE 70-200mm f/2.8 GM OSS | 1/1600s @ f/2.8, ISO 2000

Naturalmente, l'immagine che cristallizza un determinato istante può essere realizzata con intenti diversi per offrire differenti livelli di lettura. Una foto riuscita di rado si limita a ritrarre i movimenti dei giocatori, ma cogliere la loro tensione emotiva è senz'altro più difficile. “La scelta è personale, ma per me – spiega – restituire le emozioni che si agitano negli occhi di un soggetto è il solo modo di raccontare la sua verità. Quindi, anche se alla fine la tua foto descrive quanto è accaduto in campo in un dato momento, gli occhi dei protagonisti rivelano molto di più, come l'eccitazione di chi sferra il passante perfetto o lo sconforto di chi non riesce a respingere il colpo.”

david goffin in elevazione per colpire la palla © Diego Souto | Sony α1 + FE 600mm f/4 GM OSS | 1/1600s @ f/4.0, ISO 800

Un campo da tennis è molto più piccolo di un campo da calcio, pertanto Diego deve anche fidarsi del suo spirito di adattamento. “La vicinanza ai giocatori spesso mi obbliga a usare un obiettivo più corto, come il modello FE 135 mm f/1.8 GM di Sony, al posto del mio solito 400 mm /2.8 GM”, spiega. “Con il primo, la sfocatura dello sfondo è davvero fantastica. Ma sono anche un patito del modello 50 mm f/1.2 GM. Quest'obiettivo è incredibile perché mi consente di fotografare i giocatori mentre corrono verso di me e, in combinazione con la potenza di messa a fuoco della fotocamera α 1 di Sony, mi garantisce occhi nitidissimi a ogni scatto.”

tennista che salta in alto per colpire la palla © Diego Souto | Sony α1 + FE 50mm f/1.2 GM | 1/800s @ f/1.2, ISO 800

L'etichetta da rispettare su un campo da tennis è agli antipodi di quella calcistica. “La principale differenza è che il pubblico deve rimanere in silenzio”, spiega Diego. “Nel tennis, come nel golf, prima e durante un gioco non si sente volare una mosca.” E Diego sa di poter contare sulla silenziosità della sua α 1. “Con le fotocamere mirrorless di Sony è tutto più facile dato che i giocatori non vengono disturbati dal rumore dell'otturatore”, aggiunge. “Posso quindi ritrarre i tennisti in momenti che in precedenza era impossibile fotografare, certo di passare totalmente inosservato.”

Non solo: la fotocamera α 1 rimane assolutamente discreta offrendo allo stesso tempo una velocità e una precisione senza confronti. Non a caso Diego la considera una compagna di lavoro fidatissima. “Il modello α 1 è davvero un portento e spesso mi sembra quasi di barare perché ho un'arma segreta che mi dà una lunghezza di vantaggio sugli altri”, aggiunge con un sorriso. “Mi sento un po' come un tennista con un servizio micidiale che supera i 300 km/h!”

rafael nadal sul punto di colpire la palla © Diego Souto | Sony α1 + FE 600mm f/4 GM OSS | 1/8000s @ f/4.0, ISO 400

La velocità è importante e la fotocamera α 1, che consente di acquisire immagini in formato raw con risoluzione di 50 megapixel all'incredibile ritmo di 30 fps, “segna un'autentica rivoluzione”, continua. “Ricordo ancora quando dovevo decidere tra elevata frequenza fotogrammi a bassa risoluzione e incremento dei megapixel ma a ridotta frequenza… ora invece, grazie a Sony, ho la mia soluzione tutto in uno che mi permette di cogliere il momento perfetto, su un campo da tennis o un circuito da rally, scegliendo tra un'ampia serie di scatti senza mai scendere a compromessi.”

Stefanos Tsitsipas sul punto di colpire la palla © Diego Souto | Sony α1 + FE 135mm f/1.8 GM | 1/1600s @ f/1.8, ISO 1600

“Quanto all'autofocus, è presto detto: Sony offre il sistema AF più completo e affidabile del mercato”, continua Diego. “Io scatto in modalità AF-C e, a seconda delle circostanze, attivo la funzione di tracking alternando il riquadro di messa a fuoco medio e quello piccolo. L'affidabilità è tale che non ho neppure bisogno di esaminare le immagini al computer per accertarmi che siano a fuoco. La mia α 1 non mi deluderà mai: ne sono così sicuro tanto da inviare le foto in redazione direttamente tramite la connessione Wi-Fi incorporata nella fotocamera.”

Andrei Rublev in allungo per respingere la palla © Diego Souto | Sony α1 + FE 135mm f/1.8 GM | 1/2000s @ f/1.8, ISO 1600

La fiducia in sé e nella sua attrezzatura ha portato Diego ai vertici della professione, anche se si considera tuttora un privilegiato. “Quando il tuo lavoro ti porta ad avvicinare grandi campioni, come Rafael Nadal, hai l'occasione di vedere con i tuoi occhi come si allenano, come giocano e come interagiscono con i rispettivi team e i loro fan. Tutto si basa sulla fiducia ed è molto stimolante gravitare nella loro orbita.”

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