frequentatore di locali che agita le braccia in aria

Rapiti dal beat

Alex Verhalle

La musica è cruda e martellante, una sensazione che puoi percepire tanto con i sensi quanto con l’udito. Il pubblico è schiacciato nell’oscurità, in un rituale di movimento, mentre si perde bombardato da un’infinità di stimoli sensoriali. Tra di loro si muove Alex Verhalle, alla ricerca degli attimi che racchiudono tutta l’energia underground e l’autenticità di questa esperienza dark techno.

vista aerea di un dj che suona in un locale © Alex Verhalle | Sony α1 II + FE 14mm f/1.8 GM | 1/125s @ f/1.8, ISO 5000

Proprio come la musica, Alex è totalmente intransigente. Le sue immagini sono una celebrazione cupa e strutturata, caratterizzate da ombre intense, movimenti conflittuali, bagliori madidi e vibranti, e dall’energia cruda e inarrestabile di quella cultura. “La musica è il mio primo amore”, afferma, “ed è sempre stata presente nella mia vita. La fotografia è il mio modo di comprenderla e di celebrarla. È la mia reazione e, per me, deve sempre essere sincera. Le foto che realizzo devono essere autentiche, mai costruite, mai in posa. Il mio approccio celebra l’emozione vera delle persone che vivono questi momenti intensi”.

silhouette di un uomo vicino a una finestra © Alex Verhalle | Sony α1 II + FE 14mm f/1.8 GM | 1/125s @ f/1.8, ISO 200

“Se avessi un superpotere, sarebbe quello dell’invisibilità”, spiega Alex. “Non mi piace essere visto, perché in quella semplice interazione, il momento che voglio cogliere può cambiare o addirittura svanire. Voglio fotografare la persona rapita dalla musica, non qualcuno che sta recitando una parte o, peggio ancora, che io stesso ho distolto dalla propria esperienza. Mi metto nei loro panni. Una foto non dovrebbe mai essere scattata a scapito del momento”. “A mio vantaggio”, afferma Alex, “gioca il fatto che sono piuttosto minuto, quindi, la maggior parte delle volte, riesco a muovermi senza essere visto. Ovviamente anche l’oscurità di questi ambienti aiuta. Inoltre, lavoro in modo molto simile ai fotografi di strada, ossia avvicino raramente la fotocamera all’occhio, cosa che attirerebbe l’attenzione. Al contrario, inquadro dal livello del petto o della vita”.

donna che balla con gli occhi chiusi © Alex Verhalle | Sony α1 II + FE 85mm f/1.4 GM II | 1/125s @ f/1.4, ISO 3200

Un altro aspetto dell’autenticità dell’approccio di Alex è l’uso costante del bianco e nero. “Ironia della sorte”, dice, “le foto monocromatiche tendono a non funzionare bene sui social media, ma per me restano il modo più efficace per trasmettere l’intensità e l’emozione degli eventi techno. Ecco perché è diventato il mio stile distintivo. Il bianco e nero ha una qualità documentaristica che conferisce veridicità alle immagini, per quanto sia essenzialmente un’astrazione”. “Inoltre”, continua, “il colore delle luci e dei laser in questi ambienti è incontrollabile. Il tecnico addetto può fare un lavoro straordinario, ma se una certa tonalità o un certo riflesso intralciano la narrazione, io ho un problema. Voglio concentrarmi esclusivamente sulla purezza del contrasto, delle ombre e delle forme. Non voglio distrazioni, voglio solo emozioni”.

donna sotto un riflettore con le mani alzate © Alex Verhalle | Sony α1 II + FE 14mm f/1.8 GM | 1/125s @ f/1.8, ISO 3200

La ricerca di legami e autenticità condotta da Alex si estende anche al modo in cui usa la fotocamera α1 II di Sony. “Nonostante non sia facile scattare in condizioni di scarsa illuminazione e con molto movimento, lavoro in manuale come ho sempre fatto”, spiega. “Imposto la massima apertura per riuscire a cogliere anche il minimo raggio di luce presente sul posto e utilizzo valori ISO molto elevati, come 6400, perché la fotocamera li gestisce con facilità. In questo modo, posso usare una velocità dell’otturatore pari a 1/160 di secondo, sufficientemente rapida da evitare troppe sfocature e da conferire un aspetto naturale al movimento nell’inquadratura”. Inoltre, preferisce mettere a fuoco manualmente, ricorrendo al range focusing e impostando istintivamente obiettivi come il suo FE 14mm f/1.8 GM alla giusta distanza, proprio come i tradizionali fotografi di strada. “Anche questo modo di lavorare mi permette di passare inosservato”, spiega Alex, “e se un ballerino non è perfettamente nitido, l’immagine può comunque avere un grande valore”.

donna con le trecce che balla © Alex Verhalle | Sony α1 II + FE 85mm f/1.4 GM II | 1/160s @ f/1.4, ISO 800

Essendo passato di recente dalla fotocamera digitale alla mirrorless, Alex ha riscontrato un vantaggio in termini di peso. “Il mio kit di Sony è più leggero di quello di prima, ma lo sforzo fisico di stare con la macchina in mano tutta la notte non mi ha mai disturbato. La questione riguarda piuttosto cosa riesco a portare ora nel bagaglio a mano. In passato mi preoccupavo molto di non avere l’attrezzatura con me, ora non devo più farlo”. Alex ha anche trovato estremamente utili le funzioni di personalizzazione di α1 II. “La prima cosa che ho fatto è stata impostare le ghiere esattamente come sono abituato”, dice, “il che significa che ho potuto usarla in modo istintivo in pochi secondi. L’ho configurata in modo da scattare in bianco e nero in formato JPEG, e mi sono immediatamente messo all’opera, come se la conoscessi già da 10 anni”.

dj donna ai piatti © Alex Verhalle | Sony α1 II + FE 14mm f/1.8 GM | 1/160s @ f/1.8, ISO 800

“Mi piace essere presente e selettivo. Sebbene molti fotografi scattino migliaia di foto in queste situazioni, io mi limito a un centinaio, la maggior parte delle quali poi utilizzo. Non mi sforzo di essere perfetto. Il risultato è importante, ma lo è ancora di più il modo in cui ci sono arrivato. E, in definitiva, questo è qualcosa che si dovrebbe riuscire a percepire nelle foto”.

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