studio di entrambe le mani con illuminazione contrastata

Consigli preziosi: ritratti in penombra

Adrienne Surprenant

La mia serie di ritratti fa parte di un reportage sulla tribù dei Kipsigis, progetto che ho realizzato per il quotidiano canadese Le Devoir insieme alla giornalista Anne-Marie Provost. A spingermi era l'idea di mostrare il volto delle persone che si dedicano anima a corpo a lottare per il bene della loro gente e per ristabilire la "giustizia storica".

ritratto in low key di un uomo che distoglie lo sguardo dalla fotocamera © Adrienne Surprenant | Sony α7 IV + FE 55mm f/1.8 ZA | 1/200s @ f/6.3, ISO 1600

Trasformare la luce naturale in un vantaggio

Quando scatti le tue foto in pieno giorno, che ti trovi in Africa o in qualsiasi altra parte del mondo, devi fare i conti con un sole che brilla luminosissimo nel cielo. La luce che scende dall'alto crea contrasti marcati che rendono i ritratti poco lusinghieri, allora cerco di portare i miei soggetti al chiuso quando possibile. E invece di affidarmi alla luce che proviene direttamente dal sole, uso quella che entra da una finestra per creare un effetto chiaroscuro più pittorico, di sapore più classico.

Mi piace questa luce più morbida, anche se sempre diretta, capace di rivelare e nascondere tratti della fisionomia, il carattere del viso, emanando un che di misterioso e raccontando una storia che accentua la carica emotiva dell'immagine.

ritratto di un uomo con la barba che distoglie lo sguardo dalla fotocamera © Adrienne Surprenant | Sony α7 IV + FE 55mm f/1.8 ZA | 1/200s @ f/6.3, ISO 1600

Usare un obiettivo fisso

Montato sulla mia α7 IV c'è l'obiettivo Sonnar T* FE 55 mm f/1.8 ZA oppure il modello FE 35 mm f/1.4 G Master di Sony. Uso quello da 35 mm per gran parte dei miei reportage e quello da 55 mm per i ritratti e le inquadrature di dettaglio. Preferisco adoperare un obiettivo fisso invece di un obiettivo con zoom perché mi consente di tenere sempre a mente l'immagine e la mia posizione quando mi trovo in situazioni a me nuove. La limitazione percepita, derivante dalla focale fissa, induce a utilizzare l'attrezzatura con naturalezza e mi permette di rimanere concentrata sul momento presente, sulle emozioni, la storia e le persone che mi stanno intorno.

Portando con me più di due obiettivi, o un'attrezzatura più pesante o voluminosa, rischierei di creare una barriera tra me e i soggetti che fotografo.

ritratto contrastato di una donna che distoglie lo sguardo dalla fotocamera © Adrienne Surprenant | Sony α7 IV + FE 55mm f/1.8 ZA | 1/50s @ f/6.3, ISO 1600

Usare la modalità AF continuo per ricomporre l'inquadratura

L'autofocus della mia α7 IV, e di tutte le fotocamere di Sony del resto, è di una precisione tale, perfino in condizioni di scarsa illuminazione, che ti facilita enormemente il lavoro perché sai che gli occhi del soggetto saranno ben a fuoco in ogni scatto. Quando uso la modalità AF continuo, l'obiettivo rimane agganciato al soggetto e io posso muovermi liberamente, osservare in che modo la luce colpisce il volto e trovare la composizione migliore.

studio di un uomo in atteggiamento solenne © Adrienne Surprenant | Sony α7 IV + FE 55mm f/1.8 ZA | 1/200s @ f/6.3, ISO 1600

Esporre manualmente in funzione delle alte luci

Dalla prima volta che ho preso in mano una fotocamera, ho sempre scattato le mie foto con esposizione completamente manuale. Con il passare del tempo, la scelta dei valori di apertura, velocità dell'otturatore e sensibilità ISO è diventata del tutto istintiva e rapida.

In situazioni chiaroscurali come queste, regolo l'esposizione sulle parti più luminose dell'immagine, così non rischio di sovraesporre le alte luci, "bruciandole" fino a trasformarle in aree bianco puro, ma riesco a conservare dovunque dettagli e consistenze. Preferisco un'apertura superiore a f/5.6 quando lavoro così al chiuso, quindi adeguo le altre impostazioni in base a questo valore. Se il ritratto è in posa, la velocità dell'otturatore può essere relativamente lenta perché non c'è rischio di sfocatura da movimento dovuta al soggetto, che rimane immobile.

ritratto di un uomo che indossa una maglia con scollo a v © Adrienne Surprenant | Sony α7 IV + FE 55mm f/1.8 ZA | 1/320s @ f/5.0, ISO 2500

Evitare il cavalletto. Usare SteadyShot.

Da fotogiornalista, posso dire che la leggerezza dell'attrezzatura quando sei in missione sul campo è essenziale. Io porto con me le mie due fotocamere α di Sony e un notebook, ma nessun cavalletto o altro per stabilizzare la fotocamera. Spesso lavoro al chiuso in piccoli spazi, ad esempio all'interno di una tenda, dove un cavalletto sarebbe d'ingombro e inutile. Faccio affidamento sul meccanismo SteadyShot di stabilizzazione dell'immagine integrato nel corpo macchina per neutralizzare eventuali vibrazioni della fotocamera. Conto anche sul sensore della fotocamera di Sony per scattare a sensibilità ISO elevata senza perdere in qualità e dettagli. Grazie a questi due punti di forza della mia α7 IV, non ho bisogno di portare con me un cavalletto.

ritratto di una donna che indossa una camicia dai colori vivaci © Adrienne Surprenant | Sony α7 IV + FE 55mm f/1.8 ZA | 1/60s @ f/6.3, ISO 1600

La storia è nei dettagli

Quando ho visto le immagini stampate in grande formato per la prima volta, sono rimasta meravigliata: le foto erano ricche di dettagli nelle ombre e nessun particolare era andato perso nelle alte luci. Le dimensioni delle stampe avevano consentito di riprodurre i volti in grandezza naturale. Potevo vedere tutte le minuzie, perfino i pori della pelle. I dettagli acquisiti dal sensore hanno accentuato la tridimensionalità delle stampe, tanto che i ritratti sembrano prendere vita, e hanno contribuito a raccontare la storia personale di ogni soggetto.

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