Che cosa fa una madre? Chiedete e vi diranno che fa un sacco di cose. Ma in cima alla lista ci sono sicuramente due azioni: nutrire e accudire. La storia della rivista Mother è racchiusa in tutti questi concetti, oltre a rappresentare un percorso di scoperta per la sua creatrice.
“La rivista è come la mia piccola creatura”, spiega Melissa Schäfer, fotografa naturalista esperta, guida turistica, scrittrice ed editrice. “Dobbiamo celebrare le opere di Madre Terra per sentirci più inclini a custodirla meglio, oltre a dare più voce alle fotografe naturaliste.”
“Il sostegno di Sony è stato straordinario e il finanziamento che mi hanno accordato ha rappresentato una risorsa preziosa. Ha coperto i costi di stampa, permettendomi di produrre copie fisiche, e ha rassicurato i fotografi che contattavo sul fatto che si trattava di una proposta seria.”
Melissa ci tiene a definire Mother, giunta al terzo numero, come un nuovo modo di onorare la natura e la fotografia, ma anche di consentire agli artisti inclusi di celebrare i propri successi. “Volevo provare qualcosa di nuovo e dare spazio a voci inedite", conferma Melissa, “in particolare alle donne, che di solito non raccontano la loro storia perché pensano che non sia abbastanza meritevole. Invece di sminuirci, dobbiamo celebrarci.”
Illustrando il percorso di nascita della rivista, Melissa spiega: “Ho iniziato facendo autoritratti con la fotocamera. Sono passata alla fotografia naturalistica solo quando mi sono trasferita in Svezia e ho incontrato il mio compagno, Fredrik Granath. Il primo anno in Svezia abbiamo vissuto in una foresta, accendendo fuochi e dormendo in tenda lontano dalle luci della città, quindi mi sono trovata a fare i conti con situazioni estreme”.
Trasferitasi alle Svalbard per un anno come guida e per esplorare il paesaggio artico, Melissa ha visto fiorire il suo lavoro sulla fauna selvatica e, mentre Fredrik si occupava del lato produttivo dell’attività, è diventata naturalmente la principale creatrice di immagini. “Ho ripreso alcuni aspetti del mio lavoro di ritrattista combinandoli con questo nuovo soggetto”, spiega Melissa. “Continuavo a raccontare storie attraverso le emozioni, ma con al centro gli animali selvatici al posto delle persone.”
Proiettata in questo nuovo mondo, l’esperienza di Melissa ha iniziato a plasmare la sua visione fotografica e a definire molti dei problemi affrontati dalle donne nel settore, che hanno portato alla creazione della rivista Mother. “La fotografia naturalistica può portare con sé molti preconcetti e pressappochismi, che fanno passare in secondo piano alcune voci”, spiega Melissa. “Rimanevo all’addiaccio, dormivo in capanne, fotografavo un orso per settimane e mesi, ma quando le foto venivano pubblicate, tutti andavano direttamente da Fredrik a complimentarsi. Molti non credono che sia opera mia.”
In altre situazioni, racconta Melissa, il suo lavoro è stato accreditato in modo errato online o nelle pubblicazioni. “Per molto tempo ho pensato che dovesse essere così e sono stata fortunata che Fredrik abbia difeso il mio lavoro di fotografa. Ho imparato da questo e, oltre agli aspetti ecologici, è stata la forza trainante per realizzare Mother.”
Era importante che la redazione della rivista fosse fedele a chi la creava. “Gli articoli variano molto per argomento e tono, ma per me devono sempre riguardare l’emozione di vivere la natura, piuttosto che lo scatto in sé. Voglio comunicare le scoperte e le sensazioni di queste donne.”
“Il secondo numero, ad esempio”, continua, “ospita prospettive e stili narrativi molto diversi, tutti accomunati dal tema dell’avvicinamento alla natura. C’è l’incredibile esplorazione delle api regine in stile Il Trono di Spade di Hannah Alexander, dalla prospettiva del tradizionale saggio naturalistico, mentre il lavoro di Elizabeth Gadd celebra il suo legame con la natura tramite autoritratti. Sono più soddisfatta quando posso godere di questo ampio ventaglio di sguardi, dalla prospettiva umana alle emozioni, alla conservazione. Il focus della rivista dovrebbe essere più positivo, in modo che le persone si innamorino della natura e siano spinte a prendersene cura.”
Per Melissa era importante che Mother fosse in formato a stampa e online. “Volevo che i miei collaboratori provassero un senso di orgoglio nel condividere il loro lavoro. Vedersi sulla carta stampata è completamente diverso dall’effetto che fa una piattaforma come Instagram. Ti aiuta a credere di essere davvero brava e, anche se noi presentiamo molte fotografe affermate, altre sono passate dall’essere totalmente sconosciute a vincere premi. Sui canali social, immagini straordinarie, la cui realizzazione può richiedere mesi, scorrono via in un lampo. Volevo contrastare questa modalità di consumo e dare ai lettori e alle fotografe qualcosa da tenere tra le mani e con cui entrare in contatto.”
In prospettiva futura, Melissa è ancora orientata a proteggere il mondo naturale con la fotografia, per la quale l’attrezzatura Sony è stata una fonte di ispirazione. “Sono passata a Sony dopo aver parlato con alcuni amici, tra cui il fotografo, regista e biologo marino canadese Paul Nicklen”, ricorda. “Era chiaro che Sony era la scelta giusta: è davvero la soluzione migliore per la fotografia naturalistica.”
Ora usa una α1 di Sony, “una fotocamera che credo incarni tutto ciò che Sony ha cambiato nella fotografia e che probabilmente è più intelligente di me!” spiega Melissa divertita. “Ha molte funzioni su cui contare, ma la principale è l'AF a rilevamento oculare. Prima di lavorare con Sony, facevo molta fatica a mettere a fuoco, spesso il naso o le orecchie di un orso erano più nitidi degli occhi, ma me ne accorgevo solo quando guardavo le foto in fase di editing. Era frustrante! Ora le immagini sono sempre nitide.”
Anche le dimensioni e il peso dell’attrezzatura Sony sono state determinanti. “Da fotografa naturalista, spesso devo tenere la fotocamera in mano per molto tempo in condizioni di freddo intenso e le mie braccia si stancano rapidamente. Ma l’α1 è più facile da tenere in mano, anche con il mio FE 600 mm f/4 GM OSS, quindi non è un problema se non ho il tempo di montare un cavalletto.”
Tornando al peso meno letterale della produzione di Mother, “il terzo numero segna un cambiamento sotto diversi aspetti. Per i primi due numeri, ho commissionato lavori alle fotografe in base alla mia esperienza e alla mia curiosità. Questa volta, invece, ho chiesto di inviare candidature e ho avuto vere e proprie sorprese. Sono rimasta sbalordita dalle risposte e sto ancora cercando di vagliarle, un compito nuovo e molto difficile per me.”
Parlando del futuro di Mother, Melissa spiega: “Finché ci sarà entusiasmo per la rivista e donne che vogliono presentare le loro storie, continuerò a creare Mother. Proprio come la mia fotografia naturalistica, quando ho iniziato è stato un salto nel buio. Pensavo che avremmo venduto solo qualche copia in Svezia, ma è andata ben oltre”, dice ridendo. “Il secondo numero è stato venduto in 52 Paesi!”
“Ma soprattutto”, spiega, “Mother mi ha insegnato l’importanza di chiedere aiuto agli altri, tra cui Sony e tutte le fotografe partecipanti. Prima facevo molte cose da sola, ma la sensazione di forza che si prova quando ci si unisce è pazzesca. La fotografia a volte può sembrare competitiva, ma come comunità possiamo anche sostenerci a vicenda. In questo modo, si spera che tutti coloro che supportano Mother possano anche aiutare il mondo naturale.”
Tutti i numeri della rivista Mother sono disponibili alla pagina https://www.themotherbear.com/mother.