Istituito grazie a donazioni e sovvenzioni pubbliche, l'elisoccorso di Wiltshire offre un servizio già di per sé vitale, impegnativo e complesso, che diventa un'impresa ancora più ardua quando una pandemia globale mette a dura prova il lavoro e le finanze dell'associazione. Una storia che il fotografo Terry Donnelly ha sentito l'esigenza di raccontare.
Per documentare l'attività del Wiltshire Helicopter Emergency Medical Service (HEMS) in piena pandemia, Terry ha seguito gli operatori durante turni di 16, massacranti ore. "Non c'è mai una pausa", ricorda, "e il loro lavoro è talmente provante dal punto di vista fisico e mentale che per me era fondamentale fotografarlo. I dispositivi di protezione personale anti-Covid, o DPI, sono indispensabili, ma inibiscono in parte il rapporto fisico e comunicativo con l'esterno, soprattutto quando si tratta di gestire un paziente disorientato. Le persone devono sapere a quali prove sono stati sottoposti questi professionisti e come, nonostante tutto, abbiano continuato a salvare vite".
"Dato che l'eliambulanza doveva essere pronta a decollare in qualsiasi momento, ogni mattina il pilota mi pesava insieme al mio kit fotografico per poter calcolare con precisione il carburante necessario", spiega Terry. "Avevo sempre con me le mie attrezzature Sony. In più, come l'equipaggio e i paramedici, dovevo indossare tutti i DPI, con le difficoltà che ne conseguivano. Non è facile scattare quando si è ancorati a un velivolo con una cintura a quattro punti, un visore e un kit di comunicazione, senza contare che la mia presenza doveva essere quasi invisibile. Non dovevo intralciare in alcun modo l'intervento dei paramedici."
Sapendo di non avere una seconda occasione per cogliere l'attimo, Terry ha fatto affidamento sulle sue attrezzature Sony α, che non l'hanno deluso. "Ho scattato sia con α9 e α9 II che con un paio di α7C", spiega. "I modelli α7C mi hanno fatto particolarmente comodo quando dovevo muovermi molto o lavorare negli spazi ristretti dell'elicottero, l'HELIMED22. La qualità d'immagine full-frame che queste fotocamere (per altro leggerissime) sono in grado di offrire è incredibile, soprattutto se combinata ai nuovi obiettivi G compatti. Nel mio caso, ho usato gli FE 24 mm f/2.8, FE 40 mm f/2.5 e FE 50 mm f/2.5, e ho ottenuto immagini che sarebbero state impensabili con un'attrezzatura più ingombrante e pesante. Queste ottiche hanno lunghezze focali perfette per la fotografia documentaristica, mettono a fuoco subito e lasciano passare tutta la luce che serve."
Altrettanto decisive per il progetto di Terry sono state le funzioni di stabilizzazione dell'immagine incorporata (IBIS), scatto silenzioso e Real-time Eye AF. "L'IBIS ha fatto un'enorme differenza negli scatti con poca luce", specifica, "e mi ha consentito di rallentare la velocità dell'otturatore per cogliere il movimento delle pale dell'elicottero. L'otturatore silenzioso e l'Eye AF, invece, sono stati preziosissimi per fotografare i paramedici nelle loro divise. Grazie alla modalità Eye AF, sono riuscito a impostare l'apertura massima e mettere facilmente a fuoco i volti attraverso visori, finestrini e maschere, che altrimenti avrebbero rischiato di spostare il punto di fuoco. L'otturatore silenzioso, d'altro lato, mi ha evitato di disturbare o distrarre l'equipaggio, anche se lavoravamo fianco a fianco."
"Tutte queste opzioni danno un senso di sicurezza", prosegue, "e mi fanno sentire più libero. Se le prestazioni del kit sono scarse, si rischia di perdere il contatto con i soggetti e di passare tutto il tempo a guardare lo schermo per controllare lo scatto, interrompendo il flow. Io ero lì per raccontare una storia e stabilire questo contatto, e con le mie fotocamere ci sono riuscito".
Le immagini che, secondo Terry, rappresentano meglio il difficile compito dell'equipaggio sono due ritratti: quello della paramedica Joanne Gilbert con i segni dei DPI sul volto e quello del pilota "Elvis" Costello, incorniciato dal riflesso dell'HELIMED22 nella finestra del suo ufficio. "Questi scatti", spiega, "contengono elementi che rimandato alla vicenda del Covid, come ad esempio i DPI, ma al tempo stesso descrivono la personalità e le sfide degli operatori. All'inizio del turno, Jo era felice e spumeggiante, poi si è trasformata in una donna pensierosa, con il volto segnato dalle protezioni che ha dovuto indossare per svolgere il suo compito. 'Elvis' invece era sempre all'erta, perché era responsabile di tutta la squadra e delle vite che stavano cercando di salvare".
Alla fine, la vera soddisfazione per Terry è stata poter raccontare questa storia in tutti i suoi aspetti. "La fotografia è una sorta di piattaforma", conclude, "che ci dà la possibilità di condividere ciò che riteniamo più importante, le storie che contano davvero per noi. L'ultimo anno è stato difficile per tutti, ma dobbiamo continuare a donare per mantenere attivi servizi essenziali come l'elisoccorso. Non si può mai sapere quando la vita di qualcuno dipenderà da questo. Ho visto gli incidenti che richiedono l'intervento degli aerosoccorritori ed è importante raccontare la loro esperienza per non darli mai per scontati".
"Scatto fotografie di generi diversi, ma uso un insieme di competenze trasversali che rendono il mio lavoro più incisivo."