Pur trasmettendo una sensazione di pace e bellezza, questa immagine della foresta di Sandarmokh, nella regione russa della Carelia, nasconde un passato drammatico. Pubblicata inizialmente per una raccolta fotografica del New York Times, fa da sfondo a una storia sulle atrocità commesse nella foresta.
La foto è stata scattata al tramonto, mentre la luce filtrava tra i rami degli alberi. L'ho realizzata senza cavalletto, con la mia Sony α7R IV e l'obiettivo FE 24-70 mm f/4 ZA OSS. Ho impostato la sensibilità al minimo e l'obiettivo con un'apertura ridotta. Volevo ottenere una buona profondità di campo, ma anche mantenere la nitidezza degli alberi ed evidenziare la consistenza della neve. Ho dovuto impostare un tempo di scatto più lungo per i rami che ostacolavano il passaggio della luce solare. Ciononostante, l'immagine è quasi perfetta dal punto di vista della nitidezza.
L'immagine ha riscosso grande successo come stampa artistica in diverse gallerie, tra cui Galleria Valeria Bella. Ancora una volta, è grazie al sensore di α7R IV se ho potuto realizzare stampe fino a 1,5 metri garantendo una qualità straordinaria. Ecco il vantaggio di poter contare su una fotocamera mirrorless leggera e compatta, con la stabilizzazione dell'immagine sia nella fotocamera che nell'obiettivo.
L'ambiguità delle immagini è un elemento fondamentale del mio stile narrativo e fotografico. Credo che non esistano foto che funzionino così come sono. Bisogna comporre le varie sfaccettature e i piani narrativi con modalità sempre diverse. Per me è essenziale proporre linguaggi e soluzioni estetiche in grado di suscitare la curiosità del pubblico, incoraggiandolo a scoprire la storia che si nasconde dietro un'immagine. Sono affascinato da ciò che non è palese, immediato.
Gran parte del mio lavoro ruota intorno a ciò che non è visibile. Detto da una persona che lavora con le immagini, mi rendo conto che possa sembrare una contraddizione. In effetti, è una delle sfide più interessanti della narrazione: cercare di trovare soluzioni estetiche e concettuali capaci di comunicare messaggi complessi e stimolare riflessioni più profonde.
"Vengo dalla tradizione della fotografia documentaristica, ma non sono interessato tanto a dare informazioni, quanto a stimolare la curiosità. La storia più bella non è raccontata dalla fotografia, ma è tutto ciò che sta dietro e attorno a essa. L'inquadratura dell'obiettivo non è altro che una finestra aperta sulle emozioni"