Cuore selvaggio

Kyle Meyr 

Nei lavori di Kyle Meyr invece si nota qualcosa di diverso: il paesaggio è un soggetto, proprio come lo sono gli atleti e gli avventurieri che fotografa. L’ambiente gioca un ruolo importante, che sia protagonista o meno, lo stesso vale per l’uomo.

Le immagini di Kyle non sono semplici ritratti o fotografie d’azione che potrebbero essere state scattate ovunque: immortalano le persone nel loro ambiente. È un equilibrio che Kyle sa ottenere con grande maestria.

“Persone che quasi spariscono in paesaggi sconfinati. Lo adoro. Non c’è nulla di meglio di fotografare qualcuno che fronteggia gli elementi naturali. Il paesaggio caratterizza il soggetto che lo abita, che stia scalando una parete di ghiaccio o facendo skateboard su una strada deserta: c’è sempre una sfida da superare.”

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© Kyle Meyr | Sony α9 + 70-200 mm f/2.8 GM OSS | 1/200 s @ f/6.3, ISO 500

Ma funziona anche al contrario. “Una figura umana aggiunge personalità a un paesaggio e molto più contesto rispetto a uno scatto in cui è presente solo la natura.” spiega “Inquadrando una figura umana all’orizzonte, crei un metro di paragone che enfatizzerà la grandiosità del paesaggio, la desolazione, il dislivello o qualunque sia la storia che vuoi raccontare. Ad esempio potresti avere delle persone che fanno kayak circondati dalle montagne e magari queste montagne assumono un aspetto protettivo nei loro confronti.”

 

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© Kyle Meyr | Sony α9 + 16-35 mm f/2.8 GM | 1/320 s @ f/6.3, ISO 200

L’interesse di Kyle per l’azione è nato dal suo amore per lo sci. “Mia madre è norvegese e io sono cresciuto sulle piste da sci degli Stati Uniti” ci spiega. Ma è stato l’essere esposto a tutto un altro genere di paesaggio che lo ha spinto a fare della fotografia sportiva e d’avventura un lavoro a tempo pieno. Dopo aver studiato giornalismo a Londra per tre anni, la vita in città ha fatto capire a Kyle quanto gli mancava la natura. “Sapevo che nella mia terra di origine, la Norvegia, avrei avuto moltissimo da fotografare. E quando ci sono arrivato, non sono più riuscito a fermarmi. Con la fotocamera sono andato ovunque, ho fotografato praticamente ogni angolo del paese.”

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© Kyle Meyr | Sony α9 + 85 mm f/1.4 GM | 1/16000 s @ f/1.4, ISO 100

Comunque gli anni passati a Londra non sono andati sprecati. La sua formazione giornalistica gli ha insegnato l’importanza di trasformare le esperienze in storie.

“Ho sempre voluto stare al centro dell’azione e invidiavo i giornalisti che potevano farlo, personaggi come Hunter S. Thompson e Tom Wolfe vivevano la storia. Più usavo la fotocamera per entrare nella realtà circostante, più mi rendevo conto che questa risultava più coinvolgente se nelle foto mostravo esattamente la scena che mi trovavo davanti, che fosse bella o meno.”

In questo caso essere immerso nella storia significa che fotografo e fotocamera devo essere all’altezza della situazione. “Preferisco scattare in esterna il più possibile” dice Kyle “quindi avere una batteria che durerà a lungo è fondamentale. Da questo dipende quante foto riuscirò a portare a casa.”

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© Kyle Meyr | Sony α99 II + 14 mm f/2.8 | 13 s @ f/2.8, ISO 1600

Nella fattispecie parla del Norseman norvegese, una delle gare di triathlon più estreme al mondo. “Si inizia alle due del mattino quando i concorrenti vengono caricati su un traghetto e lasciati in mezzo a un fiordo,” racconta Kyle “e si finisce dopo il tramonto. Se ti lasci prendere la mano, come succede a me, arrivi a scattare duemila fotografie come minimo. Porto tre batterie di riserva per la α9 e la α7R III e per ora mi sono sempre bastate.”

Kyle fa anche affidamento sull’AF infallibile della α9: “Credo che sia la cosa che mi piace di più di tutte le fotocamere che ho provato, ci azzecca nel 99% dei casi. Poter contare su un autofocus così significa che quando vedi una bella immagine, sei certo di non mancare lo scatto. Ad esempio se sto sciando, posso fermarmi su un pendio, togliermi lo zaino, prendere la fotocamera, e so che sarà pronta. E scattare a 20 fps con autofocus continuo, così da avere ogni istante dell’azione e poter fare la selezione in un secondo momento, mi ha cambiato la vita.”

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© Kyle Meyr | Sony α9 + 85 mm f/1.4 GM | 1/2000 s @ f/1.4, ISO 100

Anche se si trova a lavorare nei luoghi più belli del pianeta, il suo atteggiamento molto istintivo e il bisogno di vivere l’attimo, lasciano a Kyle poco tempo per la routine classica del fotografo paesaggista, come usare filtri e supporti per la fotocamera. “Non mi vedrete mai con un treppiede.” sostiene, ridendo “Ho una mentalità molto ‘mordi e fuggi’ e scatto fotografie all’improvviso, per questo dipendo completamente dal formato Raw e dalle caratteristiche della mia fotocamera.”

Tornando al senso di avventura e natura selvaggia che trasmettono le sue foto, Kyle cerca qualche caratteristica particolare quando sceglie la location? “Le mie storie di solito riguardano delle persone che si allontano dalla civiltà, per questo cerco di evitare praticamente sempre che ci siano delle strade nell’inquadratura. Secondo me le strade finiscono per riportare il soggetto a un contesto di civilizzazione.” In un certo senso questa scelta stilistica sta diventando difficile da portare avanti, soprattutto per l’attrazione verso la natura selvaggia esercitata dalle sue foto.

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© Kyle Meyr | Sony α9 + 70-200 mm f/2.8 GM OSS | 1/320 s @ f/2.8, ISO 100

“In Norvegia hanno iniziato a costruire strade o scalini di pietra su per le montagne perché sia più facile per i turisti raggiungere la cima. Per me non c’è nulla di più deludente di raggiungere la vetta di una montagna e scoprire che qualcuno ha già costruito degli scalini per arrivarci.”

Per lui un esempio significativo è Preikestolen che si affaccia sul fiordo Lysefjord. “È una delle creazioni più belle che Madre Natura ci abbia donato, ma hanno fatto arrivare la strada su per la montagna per evitare di dover fare un tratto a piedi. Il senso di conquista per aver raggiunto quel punto panoramico si perde completamente. Il divertimento più grande era poter dire: ‘Guarda cosa sono riuscito a fare! Sono partito dal livello del mare e ora sono a 1000 metri!’ Che le fotografie spingano la gente a visitare questi luoghi e fare queste esperienze è una cosa fantastica; voglio che le persone li vedano. Però quando si toglie la fatica dalla vita nella natura incontaminata, se ne modifica anche il carattere e la storia.”

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Non succede spesso di trovare così tanta bellezza in un posto solo... Questa è la natura.

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