Una sportiva che fotografa sport

Mine Kasapoğlu 

Un'atleta forgiata da anni di gare, con una buona dose di entusiasmo per la fotografia e un'esperienza emozionante agli eventi sportivi più importanti del mondo, diventa una fotografa che ha la stessa concentrazione dei più grandi atleti. Tutto questo dà un vantaggio sulla concorrenza e conferisce alle immagini quell'autenticità che può comunicare solo chi ha vissuto di persona quegli eventi. Ecco Mine Kasapoğlu.

"Immergermi nell'attimo, proprio come fanno gli atleti, è fondamentale per me quando scatto foto sportive. Le immagini migliori sono quelle in cui la realtà si dissolve e riesco a inserire il pilota automatico: mi lascio trasportare dalla corrente. In qualche modo lo puoi pianificare, ma poi diventa istintivo. Durante questi momenti non senti né la fame né il freddo e pensi solo all'immagine. Diventi un tutt'uno con la fotocamera e quando hai finito e torni a casa, crolli dalla stanchezza".

"Se non sei sfinito", dice ridendo, "forse hai dimenticato qualcosa!" L'approccio di Mina è tutto qui: si fa coinvolgere completamente da quello che fotografa, con la stessa concentrazione degli atleti. È un risultato che si può ottenere solo se si stabilisce un legame autentico e appassionato con il soggetto. 

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© Mine Kasapoğlu | Sony α9 + 70-200 mm f/2.8 GM | 1/32000s @ f/13 ISO 160

Mine, che oggi si occupa di gare sportive internazionali, come le Olimpiadi estive e invernali, ha iniziato a sciare quando aveva due anni. A 14 anni è entrata nella nazionale turca e a 16 è passata allo snowboard, ma ha iniziato a gareggiare solo nel 2006, quando lo snowboard è diventato una disciplina olimpica. 

 Nel corso degli anni ha anche studiato fotografia allo Speos Photographic Institute di Parigi.

"Per qualche tempo ho tenuto separate le mie passioni per la fotografia e per lo sport. Mi occupavo di ritratti, moda e scattavo foto della mia vita da ventenne. Mi piaceva ritrarre le persone reali, trascorrere del tempo insieme a loro e imparare a conoscerle. Ero sempre più attratta dai momenti autentici della vita e per me non c'è niente di più autentico dello sport. È stato allora che le mie passioni hanno trovato un punto di incontro". 

Mine Kasapoglu, sony alpha 9, giocatori di netball che festeggiano una vittoria
© Mine Kasapoğlu | Sony α9 + 300 mm f/2.8 | 1/1600 s @ f/2.8 ISO 2000

Nei quattro anni prima delle Olimpiadi di Vancouver del 2010, Mine si è allenata tutti i giorni con la speranza di poter partecipare ai giochi, ma alla fine non è riuscita a qualificarsi. Questa esperienza, seppur negativa, le ha fatto capire di cosa le sarebbe piaciuto occuparsi: "La fotografia ha iniziato a trasmettermi le stesse emozioni che provavo nelle gare. Nel 2010 mi sono qualificata non come atleta, ma come fotografa: è stato il mio primo vero lavoro, il momento in cui è diventata la mia occupazione reale".

Alla ricerca di autenticità e verità nelle immagini che realizza, Mine ritiene che il suo lavoro debba trasmettere le emozioni in gioco durante la gara. "Voglio cogliere ciò che l'atleta sta provando e farlo percepire anche all'osservatore". 

Mine Kasapoglu, sony alpha 9, atleta con un'espressione concentrata
© Mine Kasapoğlu | Sony α9 + 300 mm f/2.8 | 1/1000 s @ f/2.8 ISO 1600

Quali sono gli aspetti che cerca? In che modo l'inquadratura viene resa dinamica per suscitare una reazione emotiva in chi guarda la foto? "Una delle prime cose che cerco di ottenere è uno sfondo neutro" spiega. "Non voglio distrazioni, ma non è soltanto una questione di estetica. Voglio che la foto rifletta il pensiero dell'atleta, la sua concentrazione assoluta. Il risultato dipende molto dalla posizione e ovviamente dall'obiettivo giusto. L'FE 70-200 mm f/2.8 G Master, ad esempio, è tra i miei preferiti." 

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© Mine Kasapoğlu | Sony α9 + 70-200 mm f/2.8 GM | 1/1600s @ f/2.8 ISO 80

"Quando ti viene incontro un soggetto, ad esempio uno sciatore, devi avere degli strumenti ad altissime prestazioni per riuscire a immortalare la sua velocità. Con Sony α9 tutto è molto più semplice rispetto a prima. A volte, ad esempio quando il soggetto è molto vicino, uso l'opzione per l'area di messa a fuoco Wide AF, ma in genere la imposto su Flexible Sport Medium, così posso spostarla nel fotogramma e trovare l'inquadratura più adatta. Poi lascio che sia la funzione Continuous AF a cogliere il soggetto e a mantenerlo a fuoco". 

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© Mine Kasapoğlu | Sony α9 + 70-200 mm f/2.8 GM | 1/3200 s @ f/2.8 ISO 400

"Per ottenere una reazione emotiva cerco l'energia, quel qualcosa nel movimento dell'atleta che ti fa trattenere il respiro. Da questo punto di vista è molto utile la modalità di scatto continuo a 20 fps della fotocamera α9. Nelle gare non puoi certo chiedere all'atleta: "Scusa, puoi farlo di nuovo?", ma i 20 fps ti permettono di scegliere il momento perfetto durante la fase di editing, il momento che ti trasmette un'emozione. È una funzione straordinaria, che rende il mio lavoro molto più semplice. Certo, questo non significa scattare foto a caso, una dopo l'altra, ma si hanno maggiori probabilità di ottenere il risultato migliore." 

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© Mine Kasapoğlu | Sony α9 + 24-70 mm f/2.8 GM | 1/16000s @ f/2.8 ISO 2500

Più che una fase specifica della gara, per Mine il momento migliore per ottenere lo scatto perfetto è qualche istante prima che l'evento abbia luogo: "Sono momenti che mi entusiasmano sempre, perché mi immedesimo con tutta me stessa. Prova a immaginare: ti sei allenato tutta la vita per questo istante, per una corsa che magari dura solo 20 secondi. Negli attimi prima l'energia potenziale è alle stelle. Tutto può accadere. Amo questo momento perché racchiude infinite possibilità: magari mi trovo a fotografare un atleta poco prima che compia un'impresa straordinaria. Non c'è paragone rispetto alle immagini degli atleti sorridenti con le medaglie conquistate. Ne ho viste fin troppe. Possono piacere agli altri, ma nel mio caso mi interessa cogliere l'autenticità dei gesti che precedono il momento della gara".

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© Mine Kasapoğlu | Sony α9 + 70-200 mm f/2.8 GM | 1/1250s @ f/2.8 ISO 200

Per Mine è fondamentale lasciarsi ispirare dagli atleti. Sotto molti aspetti, le sue foto sono un omaggio agli sportivi. È la competizione, la concentrazione, l'elemento su cui si basano le sue fotografie, così come in passato era l'elemento su cui si basava la sua attività di atleta. "So quanto impegno ci vuole e quanto sia difficile arrivare fino a quel punto. Per me sono tutti eroi per il semplice fatto di essere arrivati fin lì. Ho provato a diventare una di loro e non ci sono riuscita. Sono mille volte migliori di me e questo mi rende umile. Se sono stanca o giù di morale, gli atleti mi danno una motivazione: credo che meritino un grande ritratto di se stessi. Voglio che siano colti nel momento migliore. Anche nella fase di editing, non scelgo mai le foto in cui sbagliano. Voglio che appaiano come degli eroi".

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Alla ricerca della luce, dell'energia e dell'emozione, colti nel momento esatto.

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