L’incontro: ho incontrato Lucie Bertaud per la prima volta sul set di The Island: l’île du bagne, un reality show di sopravvivenza nella giungla malese. Nel corso di dieci giorni intensi abbiamo stretto un legame genuino. Quando Lucie ha condiviso la sua storia con me, sono rimasta immediatamente colpita dalla sua forza e resilienza. Era chiaro che il suo viaggio meritava più che semplici parole: doveva essere catturato in un film. È stato allora che ho proposto di girare un documentario su di lei.
La missione: tradurre l’idea di “vendetta sulla vita” di Lucie in una storia visiva significava concentrarsi sul ritmo e sul contrasto. Ho bilanciato sequenze ad alta intensità con momenti di riflessione tranquilla, usando musica energica per l’emancipazione e scene più lente per la vulnerabilità. Il mio obiettivo era immergere il pubblico negli alti e bassi emotivi di Lucie, mostrando le sue battute d’arresto, le sue conquiste e la rivendicazione di forza alla fine. Trovare la traiettoria: inizio sempre le interviste con argomenti più leggeri, per creare fiducia. La volontà di Lucie di rivisitare ricordi difficili ha portato emozioni reali: lacrime, pause e genuina vulnerabilità. Il mio approccio è radicato nella pazienza e nell’empatia, perciò le ho dato spazio per condividere assicurandomi che si sentisse al sicuro e supportata. La parte più difficile è stata resistere all’impulso di intervenire, lasciando che le sue emozioni emergessero naturalmente davanti alla telecamera.
Visione creativa: girare in “Fight Street” in Thailandia è stata una sfida. Il caldo, l’umidità e l’energia costante delle palestre richiedevano un approccio flessibile e reattivo. Ho mantenuto la mia configurazione leggera, ho utilizzato gli angoli più luminosi e mi sono affidato a una telecamera con ISO regolabile. Questo mi ha permesso di catturare filmati coinvolgenti senza interferire con gli allenamenti o le attività della palestra.
Trame emozionali: la telecamera FX3 mi ha permesso di muovermi senza problemi tra le strade luminose e caotiche della Thailandia e gli spazi bui e intimi in cui Lucie si è aperta sul suo passato. Grazie alla gamma dinamica e alle sensibilità ISO elevate di questa telecamera, ho potuto catturare sia l’energia dell’ambiente che la vulnerabilità delle riflessioni di Lucie, creando un percorso emotivo coerente per il pubblico. Attrezzatura ed esecuzione tecnica: l’autofocus e la stabilizzazione interna della FX3 sono stati essenziali per l’azione frenetica in palestra. Girare a 120 fps ha reso possibili sequenze al rallentatore che hanno amplificato l’intensità e l’emozione dei combattimenti. Ho girato tutto in S-Log3 per la massima flessibilità in post-produzione, garantendo un aspetto cinematografico unificato in tutti i filmati, anche in condizioni di illuminazione estreme.
Impatto sonoro: catturare le trame sonore di una palestra di Muay Thai era fondamentale. Ho usato un microfono compatto ECM-B1M di Sony per le interazioni dal vivo e microfoni wireless durante le sessioni sul ring. In post-produzione, ho lavorato meticolosamente su ogni colpo, respiro e sfumatura vocale per aumentare l’immersione e l’impatto emotivo. Sfide dietro le quinte: questo progetto ha richiesto un costante adattamento. Ho trascorso i primi giorni a esplorare e comprendere l’ambiente, e a volte ho dovuto riscrivere parti del documentario in post-produzione in base a ciò che ero riuscita a catturare. Lucie gestiva un grande gruppo, e questo a volte limitava l’accesso a determinate sequenze. La flessibilità e la risoluzione dei problemi sono diventate importanti quanto la visione creativa originale.
Rimanere invisibili: per rimanere discreta durante i momenti di forte stress, ho spesso usato obiettivi più lunghi e ho trascorso la prima settimana a creare fiducia con Lucie e i suoi studenti. Man mano che si sono sentiti a proprio agio con la mia presenza, hanno agito in modo più naturale, permettendomi di catturare momenti autentici. Gestione degli elementi: il clima in Thailandia può essere brutale, ma le attrezzature di Sony hanno funzionato in modo impeccabile. Ho scelto un’attrezzatura su cui poter fare affidamento, in modo da potermi concentrare sulla narrazione senza preoccuparmi dei problemi tecnici. Impatto ed eredità: spero che la storia di Lucie ispiri chiunque affronti avversità. Il suo viaggio dimostra che è possibile risollevarsi da un trauma e dare il meglio di sé, anche quando si parte dal nulla. È un invito a continuare a credere nei propri sogni, a rivendicare il proprio spazio - soprattutto come donna in un mondo dominato da uomini - e a credere che se Lucie ci è riuscita, ci puoi riuscire anche tu.
Consigli per i registi: inizia definendo chiaramente la tua storia. Una volta che conosci la linea che vuoi seguire, fidati della tua telecamera. Scegli uno o due obiettivi preferiti e impegnati. Non lasciare che le preoccupazioni tecniche mettano in ombra la narrazione: la FX3 ti consente di concentrarti sulla storia, perché puoi avere la certezza che lavora come ti aspetti. L’inquadratura finale: anche se nessuna singola inquadratura cattura tutto, sono particolarmente orgogliosa delle sequenze in palestra. Gestire la luce, la folla e il caos con un’attrezzatura minima mi ha mostrato quanto fossi cresciuta come regista. Quella libertà e adattabilità hanno segnato un vero punto di svolta nel mio approccio creativo.